Acquarossa Fonte Acqua Rossa, falda ipotermale (22-24°C) particolarmente ricca di acido carbonico (presente puro al 99%). Situata al di fuori del bacino termale propriamente detto, si trova al km. 6 della Strada Teverina, vicino a pozzi di epoca romana. In queste crebbe un antica civiltà anche perché difesa dall’ansa del noto Fosso dell’Acquarossa: la caratteristica saliente della sua acqua è proprio quella di essere di natura ferruginosa; molto probabilmente, oltre alle attività agricole, gli abitanti erano particolarmente dediti allo sfruttamento dei giacimenti di ferro della zona.
Bullicame È la sorgente viterbese più nota, ha una temperatura di 55°C ed affiora in un laghetto formato da un profondo cratere naturale. Posta al centro dell'omonimo parco tra la Strada Tuscanese e la Strada Bagni, alimenta tre vasche frequentate da bagnanti. A sinistra della sorgente una stele riporta i versi della Divina Commedia dantesca in cui è citato il Bulicame. Di fronte all'entrata del parco, inoltre, è possibile visitare il rigoglioso Orto Botanico dell' Università degli Studi della Tuscia.
Ferento È il centro etrusco che più d’ogni altro ha contribuito alla conoscenza della prima architettura domestica e civile del Popolo etrusco e della sua vita quotidiana. La città romana di Ferentium ha visto riportate alla luce le vestigia del suo passato dagli scavi compiuti solo in questo secolo. La città fu eletta municipio dopo la guerra sillana (I secolo a.C.) e raggiunse il suo massimo splendore in età imperiale. Successivamente, durante il Medioevo fu tra i principali antagonisti della città di Viterbo e proprio i viterbesi nel 1172, con l'accusa pretestuosa di eresia, la rasero completamente al suolo. L'attuale zona archeologica di Ferento presenta nelle imponenti rovine del teatro romano il complesso più grandioso e meglio conservato, tanto che la struttura viene ancora oggi utilizzata, durante l'estate, per spettacoli teatrali.
Teatro di Ferento Edificato durante l'età augustea (fine I secolo a.C. - inizio I secolo d.C.) l'anfiteatro si caratterizza per la scena magnificamente conservata, arricchita un tempo da numerosi gruppi scultorei, mentre è parzialmente ricostruita la cavea, destinata al pubblico. Altro importante edificio della città è quello delle terme: ancora riconoscibili i diversi vani (frigidario, tepidario, calidario) dei quali ci rimane la pavimentazione a mosaico e parti di colonne e di mura. Procedendo verso nord, la strada Teverina conduce all'abitato etrusco-romano-medievale di Piantorena e al castello di Montecalvello.
Area Archeologica Questo grazie agli scavi che dal 1966 l’Istituto Svedese di Studi Classici di Roma con la presenza ed il patrocinio di S.M.il re Gustavo VI Adolfo di Svezia ha compiuto sul colle di S. Francesco meglio noto come Acquarossa. Frentis, tale era forse il suo nome, venne distrutta sul finire del VI sec. e sulla sua vasta area (32 ettari) nessuno più vi costruì qualcosa cosicché i suoi resti rimasero sigillati per 2600 anni. Gli abitanti dispersi si riunirono poi un secolo dopo sul parallelo promontorio di Pianicara dando origine alla cittadina romana di Ferento. Gli scavi hanno riportato alla luce le fondamenta di numerose abitazioni dove si assiste nella pianta e nelle tecniche costruttive al passaggio dalla capanna alla casa dando ragione e senso alle intuizioni che gli archeologi derivavano dall’esame dell’architettura funeraria etrusca. E sono gli Etruschi nel loro vivere quotidiano, quelli che i resti di Acquarossa ci restituiscono nei diversi settori esplorati. Oltre a nuclei di abitazioni chiaramente visibili nelle loro piante e in parte minime nei loro alzati, ben articolato e razionale è il complesso di edifici (zona F) dove viene individuato il centro politico, religioso ed economico della cittadina gravitante attorno al lucumone locale. Un alto muro a blocchi di tufo scientificamente ricostruito racchiude un gruppo di edifici con portici ed ambienti vari. Lastre, acroteri e antefisse di terracotta ne decoravano la facciata in maniera più consistente che non nelle altre abitazioni del centro. Pozzi, cunicoli, ambienti interrati, stalle e ricoveri per animali compongono il quadro della vita reale degli Etruschi nel VI sec. a.C. sul luogo, e perfettamente ricostruita con gli originali nelle sale del Museo archeologico nazionale della Rocca Albornoz di Viterbo. Le necropoli con tombe a camera scolpite nei soffitti e nei lettini di deposizione, ma non ben visibili, sono a Campo dei Pozzi, Casale Pierardi, Poggio Rotella e Macchia Carletti. |